La contestazione della somma precettata non impedisce la prosecuzione dell’azione esecutiva

Il diritto del creditore ad agire esecutivamente gode di una tutela assoluta e non può essere compromesso da contestazioni generiche che non concernono la sussistenza del diritto di credito ma si riferiscono unicamente al quantum debeatur.
Così si è pronunciato il Tribunale di Paola che, con l’ordinanza dell’8 giugno 2015, ha rigettato l’istanza di sospensione all’esecuzione promossa dal debitore esecutato confermando, ancora una volta, un principio che si sta via via consolidando in materia di opposizione al precetto e diritto a procedere esecutivamente.
Il principio e la motivazione A seguito dell’opposizione all’esecuzione promossa ex art. 615 c.p.c. dal debitore esecutato, il Giudice del Tribunale di Paola, pronunciandosi, nello specifico, sull’istanza di sospensione, e, ponendosi in linea con diversi precedenti giurisprudenziale, ha ribadito il diritto del creditore “a soddisfare (in sede esecutiva) coattivamente il proprio credito, in caso di inadempimento del debitore, gode di una tutela assoluta e la sua realizzazione può essere sospesa solo sulla base di elementi (ad es. fatti estintivi del credito successivi al titolo esecutivo) o questioni di diritto che fanno ritenere verosimile il venir meno della pretesa azionata e non su questioni che investono esclusivamente il quantum, come quelle prospettate da parte opponente”.
Panorama giurisprudenziale La giurisprudenza di legittimità e di merito ha già avuto modo di evidenziare come il precetto non sia sanzionabile con la nullità qualora tale atto intimi il pagamento di una somma superiore a quella effettivamente dovuta.
Il diritto di agire esecutivamente deve essere tutelato e pertanto la sua realizzazione può essere sospesa esclusivamente sulla base di “fatti estintivi del credito successivi al titolo esecutivo o questioni di diritto che fanno ritenere verosimile il venire meno della pretesa azionata (Tribunale di Bologna, 07.04.2006).
L’eccessività della somma portata nel precetto, infatti, non travolge l’atto per l’intero, ma ne determina la nullità o inefficacia parziale per la somma eccedente, con la conseguenza che l’intimazione rimane valida per la somma effettivamente dovuta, alla cui determinazione provvede il giudice, che è investito dei poteri di cognizione ordinaria a seguito dell’opposizione in ordine alla quantità del credito (Cassazione Civile, sez. III, 11 marzo 1992, n. 2938; Cassazione Civile, 27 febbraio 2008, n. 5515).
Con ciò si può legittimamente affermare che il minor importo, al netto delle voci contestate, ma comunque vantato dal creditore, legittimerebbe quest’ultimo a dare ulteriore impulso alla procedura, precludendo ogni ipotesi di sospensiva.
Come stabilito anche con recente sentenza dal Tribunale di Napoli infatti “la invocata sospensione dell’esecuzione può essere giustificata unicamente da un accertamento – condotto alla stregua di una cognizione sommaria e di una valutazione di mera verosimiglianza – della inesistenza della pretesa creditoria del procedente e non già da una verificata minore entità del credito da soddisfare, circostanza che legittimerebbe invece l’ulteriore corso dell’espropriazione incidendo soltanto sull’importo da assegnare al creditore in sede di distribuzione del ricavato della vendita” (Tribunale di Napoli, 27.05.2014).
Ma ancora “La precettazione di una somma superiore a quella dovuta, non travolge l’atto per intero, ma ne determina la nullità parziale o inefficacia parziale per la somma eccedente, e l’intimazione rimane valida per la somma effettivamente dovuta.” (Tribunale Reggio Emilia 12 settembre 2014) e “quando è intimato il pagamento di una somma superiore a quella effettivamente dovuta, il precetto non è sanzionabile con la nullità. L’eccessività della somma portata nel precetto non travolge l’atto per l’intero, ma ne determina la nullità o inefficacia parziale per la somma eccedente, con la conseguenza che l’intimazione rimane valida per la somma effettivamente dovuta, alla cui determinazione provvede il giudice, che è investito dei poteri di cognizione ordinaria a seguito dell’opposizione in ordine alla quantità del credito”.
Infine si evidenzia come anche autorevole dottrina, in merito all’opposizione a precetto proposta per contestare esclusivamente la quantificazione delle somme richieste, ha avuto modo di affermare che: “la formulazione dell’art. 615 comma 1 c.p.c. induce a ritenere che il legislatore abbia inteso limitare l’esercizio del potere sospensivo alle contestazioni strettamente inerenti la legittimità dell’azione esecutiva esercitabile in virtù del titolo esecutivo, con esclusione delle doglianze che hanno ad oggetto la determinazione delle spese auto liquidate dalla parte creditrice nell’atto di precetto ovvero il calcolo degli accessori” (Così A.M. Soldi Manuale dell’esecuzione forzata, cit, 1301).

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