Cessione – Pignoramento – Stipendio

(Decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180 – Approvazione del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle Pubbliche Amministrazioni – modificato dall’Art. 1, co. 137, L. 311/2004 e dalla L. 80/2005)

Definizione

Il prestito contro cessione del quinto della retribuzione o pensione, comunemente detto cessione del quinto dello stipendio, è una particolare forma di prestito personale al consumo che viene erogato da banche o istituti finanziari abilitati a tale esercizio, ai lavoratori , a fronte della trattenuta, da operarsi dal datore di lavoro, della quota di retribuzione ceduta.

La retribuzione è quella mensile su base annua calcolata come retribuzione annua, fissa, continuativa e pensionabile, al netto delle ritenute previdenziali e fiscali.

Disciplina e ambito di applicazione

(Art. 1 D.P.R. 180/1950 modificato dal D.L. 35/05, Conv. Legge 80/2005*)

La legge, pur affermando il principio di incedibilità e impignorabilità dello stipendio, dei salari, delle pensioni e delle indennità, erogate in favore di lavoratori dipendenti e pensionati, fa salve alcune eccezioni fissate dalla legge stessa.

Limiti alla cessione dello stipendio.

(Art. 2 e art. 52 D.P.R. 180/1950 modificato dal D.L. 35/2005, Conv. Legge 80/2005)

Gli stipendi, i salari e le retribuzioni equivalenti, nonché le pensioni, le indennità che tengono luogo di pensione e gli altri assegni di quiescenza corrisposti dallo Stato e dagli altri enti, aziende possono essere pignorati sequestrati o ceduti nei seguenti limiti:

1. Fino alla concorrenza di 1/3 valutato al netto di ritenute, per causa di alimenti dovuti per legge

2. Fino alla concorrenza di 1/5 valutato al netto di ritenute, per debiti verso lo Stato e verso gli altri enti, aziende ed imprese da cui il debitore dipende, derivanti dal rapporto d’ impiego o di lavoro;

3. Fino alla concorrenza di 1/5 valutato al netto di ritenute, per tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, facenti carico, fin dalla loro origine, all’ impiegato o salariato.

È ammessa la cessione dello stipendio anche per quote inferiori a quelle indicate che rappresentano il limite consentito.

Limiti alla stipulazione di più di una cessione dello stipendio e coesistenza di con pignoramenti o sequestri.

(Artt. 67 – 68 D.P.R. 180/1950 modificato dal D.L. 35/2005, Conv. Legge 80/2005)

Il lavoratore non può avere simultaneamente in corso più di una cessione del quinto a meno che più cessioni corrispondano ad una somma complessiva pari ad 1/5 (es.: due cessioni per 1/10 di stipendio ciascuna) (Art. 67).

È consentita la stipula di una nuova cessione del quinto, solo se il ricavato di questa ulteriore cessione sia destinato all’estinzione della cessione in corso sino alla concorrenza del residuo ammontare.

Nell’ipotesi in cui pignoramenti e sequestri della retribuzione sono preesistenti alla stipula della cessione, la stessa non può eccedere la differenza tra i 2/5 della retribuzione al netto delle trattenute e la quota colpita da sequestri e pignoramenti (Art. 68 co. 1).

Quando la cessione dello stipendio è stata notificata (e perfezionata) prima del pignoramento o del sequestro, quest’ultimi sono limitati alla differenza tra la metà dello stipendio e la quota ceduta dal lavoratore, fermi i limiti di cui all’Art. 2 (1/3 per crediti alimentari, 1/5 per debiti verso lo Stato o aziende, 1/5 per tributi dovuti allo Stato e, comunque, non oltre metà della retribuzione).

Soggetti che possono cedere parte della retribuzione.

(Art. 1 co.2 e co. 3 e Art. 52 D.P.R. 180/1950 modificato dal D.L. 35/2005, Conv. Legge 80/2005)

1. Lavoratori delle imprese private.

2. Lavoratori con contratti a termine.

3. Lavoratori con contratti di lavoro parasubordinato.

Possono essere cedute anche quote di pensione o indennità corrisposte dallo Stato.

Possono cedere parte della retribuzione o delle proprie rendite:

a. Coloro che percepiscono pensione o indennità che tengono luogo di pensione corrisposte dallo Stato o dai singoli enti o gli assegni equivalenti a carico di speciali casse di previdenza, le pensioni e gli assegni di invalidità e vecchiaia corrisposti dall’INPS, gli assegni vitalizi ed i capitali a carico di istituti e fondi in dipendenza del rapporto di lavoro. In questi casi, la misura della cessione della rendita non può eccedere il quinto della pensione, valutato al netto delle ritenute fiscali per un periodo non superiore ai dieci anni (Art. 1 co. 2 e 3).

b. Gli impiegati e salariati assunti a tempo indeterminato, “che siano provvisti di stipendio o salario fisso e continuativo”, i quali possono cedere quote di stipendio o di salario in misura non superiore al quinto “per un periodo non superiore a 10 anni” (Art. 52);

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c. Gli impiegati assunti a tempo determinato purché la cessione del quinto dello stipendio non ecceda il periodo di tempo che, al momento della sottoscrizione dell’operazione, deve ancora trascorrere per la scadenza del contratto di lavoro in essere (Art. 52 co. 2);

d. I lavoratori c.d. “parasubordinati” (Art. 409 n. 3 c.p.c.) che abbiano in essere un rapporto di durata non inferiore ai 12 mesi possono cedere un quinto del loro compenso, valutato al netto delle ritenute fiscali, purché questo abbia carattere certo e continuativo. In ogni caso la cessione non può eccedere il periodo di tempo che al momento dell’operazione deve ancora trascorrere per la scadenza del contratto di lavoro in essere (Art. 52 co. 3).

Cessione del T.F.R.

(Art. 52 D.P.R. 180/1950 modificato dal D.L. 35/2005, Conv. Legge 80/2005)

Con la cessione del quinto dello stipendio i lavoratori subordinati (sia con contratto di lavoro a tempo indeterminato sia a tempo determinato) possono anche disporre la cessione del T.F.R.

E’ possibile cedere, in favore della finanziaria, il T.F.R. quale garanzia sul credito erogato (senza il limite di 1/5).

La cessione del T.F.R. opera nel momento in cui il rapporto di lavoro viene risolto ed il datore di lavoro corrisponde la somma di T.F.R. maturata dal lavoratore direttamente alla finanziaria a saldo del debito della cessione.

Adempimenti del datore di lavoro in caso di cessione dello stipendio

Il datore di lavoro è obbligato a:

1. Dal momento della notifica dell’atto di cessione il datore è obbligato ad operare le trattenute della retribuzione nel rispetto del contratto di finanziamento (e nei limiti di legge).

2. La quota di retribuzione che il datore deve trattenere va calcolata sulla retribuzione percepita dal lavoratore al tempo della domanda del prestito, come risultante da busta paga, al netto delle trattenute previdenziali e fiscali.

3. Gli oneri di gestione che derivano dal pagamento della retribuzione a terzi non sono a carico dell’azienda ma possono essere regolamentati mediante specifici accordi. In mancanza di tali accordi (con gli istituti di credito) o di previsioni del contratto collettivo (anche aziendale), il datore di lavoro potrà addebitare tali costi al lavoratore, comunicando le modalità di calcolo e di addebito dei costi per il versamento della quota di retribuzione all’Istituto finanziario. È consigliabile che il datore di lavoro disciplini tali evenienze in apposito regolamento aziendale, reso pubblico sul luogo di lavoro.

4. Il datore di lavoro non è obbligato a fornire dati relativi al rapporto di lavoro agli eventuali istituti di credito/finanziarie; è opportuno che il datore di lavoro – previa richiesta del lavoratore – consegni al proprio dipendente una dichiarazione contenente le informazioni relative a: anzianità di servizio, qualifica, retribuzione mensile per numero di mensilità, eventuali ritenute sullo stipendio (per pignoramenti, sequestri, precedenti cessioni etc., con l’indicazione dei creditori) nonché il trattamento di fine rapporto.

5. Il datore di lavoro non è tenuto a sottoscrivere i c.d. “atti di benestare” contestualmente o dopo la ricezione della notifica del contratto di cessione; il datore è tenuto a ricevere la notifica e non a sottoscrivere impegni. È possibile che il datore di lavoro comunichi (informalmente) alla società finanziaria le eventuali modalità di pagamento dell’importo indicato nell’atto di notifica, nonché eventuali costi che non sono a carico del datore di lavoro.

6. Nei casi in cui al datore di lavoro vengano notificati contratti di finanziamento diversi da quelli garantiti dalla cessione della retribuzione (come nel caso di delegazioni di pagamento ex Art. 1269 c.c. o atti di mandato irrevocabile ex Art. 1723 comma 2 c.c.) il datore non è tenuto ad effettuare alcun versamento di quote della retribuzione alla società finanziaria, posto che in tali fattispecie non si tratta più di cessione della retribuzione, bensì di negozi giuridici trilaterali che richiedono il consenso/accettazione del datore di lavoro (cfr. delegazione di pagamento).

7. Nel caso di riduzione o sospensione della retribuzione superiore al terzo, l’azienda deve dare comunicazione alla società finanziaria al fine di ricalcolare la trattenuta nella misura del quinto dello stipendio netto ridotto.

8. Quando si verifica la cessazione del rapporto di lavoro il datore di lavoro deve comunicarla alla finanziaria.

9. Nei casi in cui il lavoratore abbia sottoscritto la clausola di garanzia relativa alla cessione del trattamento di fine rapporto, l’azienda, quando si verifica la risoluzione del rapporto, prima di procedere al versamento della somma, deve valutare qual’ è il regime applicabile (in virtù della scelta operata dal lavoratore) per la destinazione del T.F.R. (ad esempio, con l’adesione ad un fondo di previdenza complementare), tenendo conto delle diverse disposizioni che si sono succedute nel tempo. È opportuno, per il datore di lavoro (così come segnalato dalla Covip) informare la finanziaria della scelta del lavoratore di conferire (anche in modalità tacita) il proprio T.F.R. al fondo di previdenza (indicando la denominazione del Fondo).

10. Nel caso in cui il lavoratore abbia stipulato più contratti di cessione, il datore di lavoro cui venga notificato un secondo atto di cessione, avente lo stesso credito retributivo, deve comunicare alla seconda società finanziaria, che ha già ricevuto una precedente notifica di un altro atto di cessione di stipendio e, pertanto, non potrà effettuare la trattenuta relativa al secondo atto finché non sia estinto il precedente debito.

(Art. 1269 c.c. e D.P.R. 180/1950)

(Artt. 543 – 551 c.p.c. e 670 – 687 c.p.c. e D.P.R. 180/1950)

*Art. 1 “Non possono essere sequestrati, pignorati o ceduti, salve le eccezioni stabilite nei seguenti articoli ed in altre disposizioni di legge, gli stipendi, i salari, le paghe, le mercedi, gli assegni, le gratificazioni, le pensioni, le indennità, i sussidi ed i compensi di qualsiasi specie che lo Stato, le province, i comuni, le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e qualsiasi altro ente od istituto pubblico sottoposto a tutela, od anche a sola vigilanza dell’ amministrazione pubblica (comprese le aziende autonome per i servizi pubblici municipalizzati) e le imprese concessionarie di un servizio pubblico di comunicazioni o di trasporto nonchè le aziende private (modifica introdotta con la L. 80/2005) corrispondono ai loro impiegati, salariati e pensionati ed a qualunque altra persona, per effetto ed in conseguenza dell’ opera prestata nei servizi da essi dipendenti“.

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