Discoteca Corinaldo, il padre di una delle vittime: “Solo in Italia succedono queste cose”

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Discoteca Corinado, il padre di una delle vittime: "Solo in Italia succedono queste cose" (foto Ansa)

Discoteca Corinado, il padre di una delle vittime: “Solo in Italia succedono queste cose” (foto Ansa)

ANCONA – “Solo in Italia succedono queste cose, se è vero che quella è una discoteca che al massimo contiene 300 persone. È finita la vita a me e a mia moglie”.

Queste le parole di Giuseppe Orlandi, padre di Mattia Orlandi, 15 anni, di Frontone, una delle vittime della calca della discoteca di Corinaldo. Giuseppe Orlandi parla all’uscita dell’obitorio dell’azienda Ospedali Riuniti di Ancona. “Era andato con la navetta, era la seconda volta che ci andava. Mio figlio non me lo ridarà nessuno”. Con lui altri parenti e la moglie, dopo il riconoscimento della salma sono saliti subito in auto per lasciare Torrette.

“Una scena da brividi. Avevo persone sopra e sotto di me. Mi sentivo soffocare. Una ragazza che era ancora più sotto di me urlava e diceva ‘sto morendo, sto male’. Poi qualcuno mi ha tirata su e mi sono salvata”. Racconta così l’orrore vissuto nella discoteca Lanterna azzurra Greta Narducci, 19 anni, di Imola. È al pronto soccorso dell’ospedale di Torrette di Ancona per accertamenti, seduta in sedia a rotelle perché è rimasta ferita ad un piede. Era venuta nelle Marche per passare qualche giorno in occasione del Ponte dell’Immacolata con il fidanzato, che è di Montemarciano (Ancona). Insieme sono andati al concerto di Sfera Ebbasta. “Abbiamo visto la calca di persone con felpe portate alla bocca che cercavano di raggiungere l’unica porta di uscita aperta, quella dove si esce per fumare – dice la 19enne – siamo corsi lí. Prima eravamo nella parte sotto del locale. Vedevano gente scendere accalcata dalle scale di sopra per dirigersi verso l’uscita. Arrivati dopo le scale, sono volata giù. Non potevo muovermi, avevo una gamba incastrata – racconta -. Io riuscivo a respirare perché sopra la testa non avevo nessuno. Poi mi hanno tirata su. Ho aiutato altri a venire su poi mi sono allontanata”.

Greta, ancora sotto choc, continua quasi incredula il racconto di quei momenti di terrore e angoscia. “C’erano corpi -aggiunge- che non si muovevano più. Il mio ragazzo è riuscito a liberarsi prima perché si è sfilato le scarpe ed è riuscito a tirarsi via. La bocca e il naso mi o bruciavano. C’era qualcosa nell’aria, ma non aveva sapore. Abbiamo preso l’auto per andare in ospedale. Adesso mi è rimasto un dolore alla gamba”.

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