Addio a Gigi Radice, grande calciatore e allenatore brianzolo

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Se ne è andato a quasi 84 anni d’età il grande Gigi Radice, il brianzolo “dagli occhi di ghiaccio” che da calciatore vinse 3 scudetti e 1 Coppa dei campioni col Milan e da allenatore 1 scudetto col Torino, ma che anche i tifosi del Monza avevano nel loro cuore per le due memorabili promozioni in Serie B, quella del 1967 ottenuta dopo lo spareggio di Bergamo con il Como e quella del 1997, l’ultima, conquistata in rimonta subentrando all’esonerato Giorgio Rumignani. Radice, originario di Cesano Maderno, dove nel 2004 aveva ricevuto la Civica benemerenza, si è spento proprio a Monza in una clinica per malati di Alzheimer, di cui era affetto da molti anni.

Terzino sinistro cresciuto nel vivaio del Milan, debuttò in prima squadra nella stagione 1955/56. Nel 1957, 1959 e 1962 arrivarono i 3 scudetti e nel 1963 la Coppa dei campioni (il primo successo italiano nella più importante competizione europea per club). In Serie A giocò anche col Padova. Nel 1962 disputò pure 5 partite con la maglia della Nazionale, tra cui 2 match della sfortunata avventura, ma sarebbe meglio dire disavventura, al Campionato del mondo organizzato dal Cile. Ritiratosi a soli 30 anni in seguito a un grave infortunio al ginocchio, iniziò il percorso da tecnico proprio nel Monza, nel 1966, ottenendo al termine della stagione una fantastica promozione in Serie B ai danni del rivale Como. La squadra biancorossa si impose per 1-0 nello spareggio di Bergamo, facendo esultare i 5mila tifosi giunti in terra orobica, che poi tornarono in colonna festante passando dal ponte di Trezzo sull’Adda. Condusse il Monza anche in Serie B la stagione successiva e dal 1969 al 1971.

Nel 1973 portò il Cesena per la prima volta in Serie A ma la grande impresa, che gli valse il premio del Seminatore d’oro, fu quella di conquistare nel 1976 lo scudetto col Torino, l’unico dei granata dopo la tragedia di Superga. Tutti questi successi arrivarono perché Radice fu il primo ad adottare in Italia il pressing a tutto campo, il “calcio totale” esaltato in quegli anni dall’Olanda di Rinus Michels. In Serie A guidò anche la Fiorentina, il Cagliari, il Bologna, il Milan, l’Inter e la Roma. Chiuse la carriera sulla panchina sulla quale aveva esordito, quella del Monza, in Serie C1: subentrato a Rumignani nel marzo 1997, praticamente in contemporanea con la trasformazione del Monza di Valentino Giambelli in società satellite del Milan (esperienza negativa che si concluse nel 1999), trascinò i ragazzi biancorossi alla qualificazione ai play-off e nella finale di Ferrara contro il Carpi vinse per 3-2 mostrando un gioco spettacolare. Nella stagione successiva di Serie B fu esonerato già a settembre, dopo la terza sconfitta in 5 partite.

Nel 2005 il morbo di Alzheimer iniziò la sua lenta e inarrestabile crescita, testimoniata dal figlio d’arte Ruggero, con un passato anche in maglia biancorossa monzese (in prima squadra nel 1990/91 e dal 1992 al ’96), attualmente responsabile dello Youth Project della Robur Siena. Proprio nelle scorse settimane era stato presentato il libro “Gigi Radice. Il calciatore, l’allenatore, l’uomo dagli occhi di ghiaccio”, scritto da Francesco Bramardo e Gino Strippoli. Tutto il mondo del calcio è vicino alla vedova Nerina, residente a Monza, e alla famiglia. Se ne è andato uno dei più grandi allenatori italiani di sempre.

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