L’economia tra principi giuridici e ruolo dello stato: sistemi a confronto

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Vari sono i principi dell’ordinamento giuridico applicati e/o applicabili, anche di fatto, in ambito economico: tra questi, quelli in materia di sovranità, solidarietà, eguaglianza, legalità, imprenditorialità, progressività, statalità, autonomia e sussidiarietà, rispettivamente previsti dagli artt. 1, 2, 3, 5, 23, 41, 43, 53, 97 e 117 Cost.

“Minimo” comune “denominatore”, per ciascuno di tali principi e nelle reciproche interrelazioni, è il ruolo politico micro e macro, ergo pubblico, svolto dallo Stato e, dunque, la funzione che esso, concretamente, svolge o è chiamato ad esercitare.

L’andamento del mercato

Vexata quaestio è se lo Stato debba intervenire, e con quali modalità, nel mercato e/o in quale parte di esso e, quindi, se il privato debba (poter) svolgere la propria iniziativa economica: sul punto, bisogna, quindi, valutare quale debba essere il criterio-guida e, cioè, l’interesse generale, collettivo e/o privato.

Nel sistema economico collettivista (o statalista), tipico dell’Unione Sovietica dal 1917 e dell’Europa orientale ed altresì di Cina e Cuba ed attualmente della Corea del Nord, ogni aspetto dell’attività economica è direttamente regolato dallo Stato: si parla, in tal caso, di pianificazione economica. Abbiamo, dunque, una concentrazione, nello Stato che secondo le teorie di Marx dovrebbe essere formato da operai, della proprietà dei mezzi ovvero dei fattori di produzione, delle capacità decisionali in ambito di allocazione delle risorse, produzione e distribuzione nonché di investimento e consumi. Va detto, però, che una tale impostazione economica potrebbe risultare non in grado di prevedere, effettivamente, il livello dei consumi e, quindi, di programmare il livello della produzione e degli investimenti.

Nell’economia di libero mercato (liberista), ispirata alle teorie formulate dai Classici ed in particolare da A. Smith, invece, la visione risulta rovesciata: capitale e terra appartengono ai privati che sono, peraltro, autonomi ovvero liberi di agire e di operare le proprie scelte. Trattasi, dunque, di un sistema economico in cui non è considerato necessario l’intervento dello Stato in quanto il mercato è ritenuto in grado di auto-regolarsi, in base al principio della c.d. “mano invisibile”: in base alla legge di Say, cioè, domanda ed offerta si incontrano naturalmente. In tal senso, l’interesse personale di ciascun soggetto economico che caratterizza la concorrenza, sulla scorta del pensiero di J.S. Mill e del principio dell’homo oeconomicus, non si pone, cioè, come ostacolo al perseguimento del benessere collettivo e generale. Tuttavia, potrebbe, persino, verificarsi un eccesso di concorrenza e/o il ricorso ad un utilizzo non equo delle risorse e/o a tecniche produttive socialmente inaccettabili.

Il sistema del doppio binario

Del sistema economico misto ovvero quello avente caratteristiche intermedie tra il sistema collettivista e quello ad “economia pura”, viene a configurarsi una sorta di “doppio binario” tra Stato e privati: le decisioni fondamentali sul cosa e sul quanto produrre nonché a quale prezzo sono, cioè, lasciate agli individui e lo Stato, pur non controllando l’economia, prende parte all’attività economica in modo diretto, divenendo imprenditore, ed indiretto, mediante la fissazione delle imposte, e regolamentando l’attività degli individui. Tra le critiche mosse a tale modello economico, la tendenza ad una espansione eccessiva del settore pubblico e, quindi, il rischio dell’assistenzialismo, della crescita del debito pubblico e della spesa pubblica, con l’ulteriore rischio di subìre una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea.

Ulteriore questione da tenere presente è quella derivante dalla globalizzazione economica e commerciale che porta all’interdipendenza delle economie e dei mercati, con una spinta tendenziale all’uniformazione delle modalità produttive su scala mondiale. L’efficienza del sistema economico locale appare, così, di fondamentale importanza proprio per contrastare, rectius integrare, il fenomeno della globalizzazione e per creare le condizioni per uno sviluppo, peraltro sostenibile, del territorio.

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