6 dicembre 1800 – Gli Austriaci prendono Rimini cacciando i Francesi

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Il Settecento si chiude con l’Italia ancora campo di battaglia fra le potenze europee. Francia contro tutti e in grossa difficoltà, con Napoleone che ha dovuto abbandonare un esercito in Egitto e si giocherà il tutto per tutto a Parigi.

Nel  giugno 1799 gli Austro-Russi avevano invaso l’Italia. Il 27 aprile a Cassano d’Adda il generale russo Aleksandr Vasil’evič Suvorov aveva sconfitto i Francesi, che erano stati costretti a sgomberare gran pare dell’Italia settentrionale. Nello stesse mese i Sanfedisti del Cardinale Ruffo, con l’appoggio della flotta inglese, avevano abbattuto la filo-francese Repubblica Napoletana; seguirà una feroce repressione contro i “giacobini”. Stessa sorte, in settembre, per la Repubblica Romana, nata dopo la cacciata del Pontefice.

Il generale Aleksandr Suvorov

Ma il 9 ottobre Napoleone riesce a rientrare in Francia. Il 18 Brumaio (9-10 novembre) si consuma il colpo di stato: il Direttorio viene esautorato, con la forza delle armi vengono imposti tre Consoli “provvisori”: Bonaparte, Sieyés e Roger-Ducos. Ma provvisori sono solo gli ultimi due, dato che il 12 dicembre quelli definitivi sono: Primo Console, Napoleone Bonaparte; Secondo Console, Jean-Jaques Cambacéres; Terzo Console, Charles-François Lebrun. Il 14, nuova costituzione: amministrazione centralizzata e governata da prefetti nominati dal governo; soppresse tutte le autonomie locali, le cariche elettive e le assemblee popolari. E’ la fine della Repubblica nata dalla rivoluzione.

Napoleone Primo Console

Fra tutti questi questi grandi rivolgimenti, il 31 maggio i Francesi erano stati scacciati anche da Rimini, dopo la rivolta degli “Insorgenti” guidati da Giuseppe Federici detto “il Glorioso”.Fra eccessi suoi e dei suoi marinai che devono essere repressi dagli stessi Austriaci, si ripristina la berretta gialla per gli Ebrei dopo averne debitamente saccheggiato i fondaci. Tutte, o quasi, le antiche leggi e tornano in vigore. Torna dunque l’Ancien Regime? Niente affatto. Il 14 giugno 1800 Napoleone coglie   la clamorosa vittoria di Marengo e l’Italia sarà sua per altri 15 anni.

E il 18 giugno i Francesi sono già a Rimini e rimettono in piedi la  Repubblica Cisalpina.Distribuzioni di pane, inni patriottici, plebe plaudente, Alberi della Libertà di nuovo in piedi. La situazione militare però non è affatto chiara, gli Austriaci sono ancora in Italia e i repubblicani, per stare sul sicuro, confidano nell’esercito di Macdonald che sta cercando di valicare le Alpi in pieno inverno.

Intanto però gli Austriaci sono alle porte. Ecco il racconto di Carlo Tonini:

«La notte del 6 dicembre, mentre la città nostra stavasi al tutto sicura per la voce corsa che gli insorti (la bande degli “Insorgenti” contro i Francesi) erano stati ovunque battuti, ecco sopraggiungere alla porta Romana (sorgeva di fronte all’Arco d’Augusto)  aperta poco prima ad una ingannevole staffetta recante un falso dispaccio pel comandante di piazza, ed entrare per essa improvvisamente alcuni dragoni tedeschi, e dietro a loro una numerosa squadra di cavalleria. Invano dalle guardie fu opposta resistenza con iscariche di fucileria: che ben tosto furono costrette a darsi alla fuga malconcie e ferite. A tale sorpresa la città fu tutta in turbamento e scompiglio. I tedeschi la percorsero veloci da un capo all’altro, e investito il corpo di guardia, se ne impadronirono e fecero prigionieri i soldati».

Ussaro della Libertà, Repubblica Cisalpina

«Il comandante Agolanti (il marchese Giovan Battista Agolanti, comandante della Guardia Civica), corso a salvamento nella propria casa, vien sull’istante sopraffatto dai nemici, malconcio nella persona, spogliato di danaro e di effetti preziosi, e tutta 1’abitazione sua manomessa. Nè molto mancò che la città tutta eziandio non fosse messa a sacco e devastata dal tedesco furore vie più ancora per avventura acceso per essere rimasto ferito nella scaramuccia alla porta anzidetta, (secondo il Giangi), un aiutante generalo austriaco. Il comandante (francese) di piazza, Madier, disperando di poter resistere, si sottrasse rapidamente al pericolo co’ suoi partigiani per porta Bologna (nel Borgo San Giuliano), e non fu potuto raggiungere. Già spuntava l’alba, e numerose schiere austriache entravano a tamburo battente la città capitanate dal generale Sommariva».

Un blitz perfettamente riuscito. Anche se  al comando del “tedesco furore” c’è un italiano: Annibale Sommariva, nato a Lodi nel 1755, che fece tutta la sua carriere dell’esercito imperiale austriaco, partecipando a tutte le campagne contro Napoleone fino a raggiungere il grado di Feldmaresciallo (1813), per poi essere nominato l’anno dopo governatore di Milano. Morirà a Vienna nel 1829.

Per accogliere il generale Sommariva a Rimini, «Si radunarono sollecitamente i Municipali, e si condussero a fare omaggio al generale che alloggiò nel Palazzo Buonadrata, e subito ordinò l’atterramento degli Alberi della Libertà, plaudente e schiamazzante l’accorsa plebe. Nella sera la città tutta quanta fu illuminata: il generale passò in teatro a godervi dello spettacolo in musica e vi ebbe copioso rinfresco e applausi ed evviva dal pubblico. Il dì seguente furono poste in libertà  le guardie civiche o nazionali, che dovettero pagare il beneficio col gridare viva l’Imperatore. Il 9 parti il Sommariva colle sue genti per Cesena; ma tosto ne sopravvennero altre da Pesaro con artiglierie e carriaggi condotte dal generale Garupp, che prese alloggio nel palazzo Cima, e fe’ pubblicare siccome in Rimini e in tutta Romagna fosse rimesso il governo austriaco colle leggi, cogli ordini e colle disposizioni tutte antecedenti».

Corazziere austriaco

Queste prevedevano: «Fossero incontanente consegnate tutte le armi da fuoco: la notte la città fosse tutta illuminata, e niuno potesse andare attorno senza lume o lanterna: le porte della città dovessero essere chiuse alle ore 8 pomeridiane e le chiavi se ne consegnassero ai comandanti. Furono quindi rielette le stesse autorità municipali, che erano innanzi all’ ultima partenza degli austriaci, e comandante di piazza fu messo il marchese Belcredi (Giuseppe Gaspare Belcredi, anziano aristocratico di Pavia) Tenente Colonnello del Reggimento secondo Benalle, il quale alloggiò nel palazzo Lettimi».

Manco a dirlo, dura poco. Il 24 gennaio  1801 gli Austriaci, salutati con le consuete contumelie dei cittadini per chi esce, devono cedere di nuovo Rimini ai Francesi, accolti con i con consueti evviva per chi arriva.

(Nell’immagine di apertura, Annibale Sommariva in divisa di Feldmaresciallo)

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