“Perché le Pmi italiane dovrebbero tutte assumere almeno un nativo digitale”

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Oggi convincere i clienti all'acquisto di un prodotto ha gli stessi principi base di sempre, ma il digitale reso più facile l'accesso al mercato, che però ha delle regole precise. E l'unico modo per resistere e sfruttare la rivoluzione digitale è assumere nativi digitali. Ne è convinto Philip Kotler, uno dei massimi esperti mondiali di marketing, il quarto più importante di tutti i tempi per il Financial Times, che a Roma ha tenuto una lectio magistralis presso la sede della società di comunicazione Hdrà.

Kotler, classe 1931, a colloquio con AGI spiega che oggi il mercato è determinato dalla enorme quantità di dati di cui le aziende possono entrare a disposizione: "Grandi aziende e startup applicano gli stessi concetti di sempre del marketing, ma oggi il loro compito è facilitato da strumenti e tecniche che prima non esistevano. Oggi nessuno più si concentra solo sui 30 secondi di pubblicità da mandare via radio o via tv, ma il marketing vive su Internet, sulle piattaforme social, ed è lì che si cercano i potenziali clienti".

81 anni, camicia chiusa da un laccio di cuoio tipico dell'abbigliamento western raccolta da un fermaglio d'argento con l'immagine di uno sperone stilizzato, Kotler ha riempito la sala di studenti e manager curiosi di sentirne dal vivo le teorie. "Oggi per le aziende è tutto molto più facile. Ci sono persone che per lavoro vendono dati, profili, nomi di persone che potrebbero essere interessate ai loro prodotti. Sono i data broker, una professione che con il digitale è esplosa. Quello che serve è recarsi da loro e acquistare il giusto dataset", spiega.

Questo però potrebbe comportare però problemi di privacy. "Non credo che sia così, i data broker esistevano anche prima. Oggi i dati sono molti di più, è vero, ma i dati delle persone, nomi e ipotetici target di mercato, si avevano anche molto prima di Facebook e le tecniche di analisi e di individuazione di possibili clienti sono quelle che si sono sempre usate. Quindi la paura per la privacy degli utenti è ampiamente esagerata, per ora".

Se il digitale è una rivoluzione, e questa rivoluzione è in atto e promette di essere permanente, a beneficiarne in realtà potrebbero non essere solo le grandi aziende: "Le tecniche di marketing digitale sono perfette proprio per le piccole e medie imprese, e so che il 94% delle imprese italiane è di taglio medio piccolo. Oggi non servono molti soldi per creare nuovi mercati. Ma servono nuove competenze, nuovi modi di vedere il mondo. Il mio consiglio per tutte le aziende, specie se piccole e medie, è di assumere almeno un nativo digitale, un giovane. è l'unico modo sfruttare le potenzialità di questo mercato. Bisogna assumere un giovane e vedere come se la cava. E se funziona bisogna pagarlo di più, farlo crescere in azienda".

E se non dovesse andar bene? "Vuol dire che hanno preso la persona sbagliata, ma oggi per crescere sul mercato digitale non ci sono molte alternative all'affidarsi a chi con il digitale è nato". Assumere nativi digitali, spiega Kotler, è il primo passo per aprirsi ai mercati che il digitale mette a disposizione: "Non è una ricetta che vale solo per l'Italia, molte aziende oggi pensano di poter risolvere la questione del marketing digitale formando chi già lavora nel marketing.

Poi però c'è una questione di mercati. E se l'Europa in questo momento soffre, le aziende italiane, che nel mondo sono famose per il lusso, il design, le auto, dovrebbero cercare attraverso Internet di aprirsi ai mercati dell'Est Europa e dell'Africa. Sono zone vicine ma ancora troppo poco considerate".

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