Nessuno tocchi Spalletti, le statistiche premiano il suo lavoro: l’Inter è sulla strada giusta per tornare grande

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Spalletti

Era l’estate del 2017 quando Luciano Spalletti dopo essersi lasciato malamente con l’ambiente della Roma firmò il suo contratto con l’Inter. La società Suning pensò al tecnico di Certaldo per rilanciare una squadra reduce da una stagione da dimenticare del tutto: piazzamento fuori dalle competizioni europee e poche certezze per il futuro. Il merito di Spalletti fu soprattutto uno, ovvero donare all’ambiente quella sicurezza per affrontare il nuovo campionato nel migliore dei modi: 16 risultati utili consecutivi, poi il crollo invernale ed infine la qualificazione in Champions League. Obiettivo centrato. E’ questo che i nerazzurri pensano dopo 7 lunghissimi anni d’astinenza la notte del 20 maggio all’Olimpico. La convinzione che sia lui l’uomo giusto per l’Inter in questo periodo storico, a mente lucida, non può essere messa in dubbio dai (pochi) risultati negativi ottenuti.

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I NUMERI – Le statistiche parlano chiaro: da quando allena la squadra interista il suo score conta 32 vittorie, 15 pareggi ed appena 12 sconfitte. Una media di 1,88 punti a partita che, proiettandola a fine campionato, garantirebbe 72 punti finali, cifra che lo scorso anno portò i nerazzurri al quarto posto ed in Champions. A questa va aggiunta la capacità di non andare mai al tappeto: spesso nel corso dell’ultimo anno e mezzo l’Inter sembrava spacciata ma, alla fine, a sorridere è sempre stato il mister toscano. In più, analizzando altri dati, ci si rende conto che i ragazzi di Spalletti segnino (quasi) il doppio dei gol che subiscono: 103 reti all’attivo, 53 subiti. Anche questo indice di una squadra in salute e spesso capace di imporre i propri sogni agli avversari.

I CONFRONTI – Per un’analisi completa, prendiamo ora in considerazione il rendimento di altri 2 tecnici della storia recente nerazzurra: Leonardo e Roberto Mancini. Entrambi hanno più di 30 panchine all’Inter (32 per il brasiliano e 77 per l’italiano nella sua seconda avventura a Milano), questo per rendere più fedele possibile il confronto basandosi su una quantità di partite più vicina possibile a quelle di un intero campionato. Leo gode del premio come tecnico con la miglior media punti dal post Triplete ad oggi con 2,16 ed una Coppa Italia in bacheca (di fatto l’ultimo trofeo alzato dall’Inter nel 2011), ma era un’Inter, quella, che poteva contare ancora su Eto’o, Milito, Samuel ed altri eroi della stagione precedente. La differenza reti in questo caso recita un +22 (68 fatti e 46 subiti). Il Mancio 2.0 in 77 partite totalizzò in media 1,64 punti, arrivando quarto nel 2015 ma non riuscendo ad entrare in Champions League per via dei soli 3 posti riservati all’Italia in quelle annate. Pressoché uguale la differenza reti rispetto alla gestione Leonardo, con un +23 (113 fatti e 90 subiti).

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A livello statistico dunque Leonardo detiene lo scettro di miglior allenatore nerazzurro dal 2011 ad oggi, ma è anche vero che il numero di partite limitato ed una rosa ricca di campionissimi hanno aiutato il brasiliano a costruire il proprio successo. L’impressione è che Luciano Spalletti abbia portato l’Inter su una strada virtuosa in grado di condurre squadra e società verso una realtà di nuovi successi: l’ingresso in Champions League è stato solamente il primo passo, l’arrivo di giocatori come Radja Nainggolan e Stefan de Vrij (nonostante i limiti ereditati del settlement agreement) è l’ulteriore conferma che le intenzioni per tornare grandi non si sono fermate agli slogan presidenziali. Il cantiere per la costruzione dell’Inter del futuro è ancora aperto ed è pieno di lavoro quotidiano. Nessuno tocchi Spalletti proprio ora: per raggiungere l’obiettivo finale servirà altro tempo. Ed a mente lucida, non si può che confidare nelle sapienti mani del tecnico interista, che a Roma, nonostante tutto, ha lasciato il record assoluto di punti raccolti in una sola stagione…

(I dati per l’analisi sono raccolti dal sito Transfermarkt.com)

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