Crisi dell’offshore e sanzioni Iran: i Malacalza chiudono la Sima&Tectubi

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themeditelegraph.it Simone Gallotti 5.12.18

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Genova – La crisi del settore offshore, poi le sanzioni americane all’Iran: così non si poteva andare avanti. E infatti è a un passo dal terminare la storia della Sima&Tectubi, una delle aziende di impiantistica nella galassia della famiglia Malacalza. Lo stabilimento è a Piacenza, ma la sede legale è genovese, in Via XII Ottobre ed è proprio nel capoluogo che è stata presa la decisione di mettere in liquidazione l’azienda. Negli uffici e nelle linee produttive di Piacenza lavorano 37 dipendenti che ieri si sono riuniti in assemblea dopo aver saputo delle decisione presa dal cda e dalla famiglia Malacalza: «Per il nostro territorio è una pessima notizia, perchè la Sima&Tectubi è una realtà importante per il territorio» spiega al Secolo XIX Francesco Bighi, segretario responsabile della Uilm locale, preoccupato per la sorte di operai e impiegati. «È vero, la crisi del settore dell’offshore ha colpito anche l’azienda, non ci sono ordini, poi quando gli Stati Uniti hanno promosso le sanzioni all’Iran, si è chiuso un ulteriore mercato. Eppure sono convinto che la famiglia potesse fare di più per salvare la Sima&Tectubi». 

Il sindacalista attacca ancora: «Abbiamo incontrato l’azienda che ci ha comunicato l’intenzione di interrompere l’attività. Adesso cercheremo una soluzione». Gli spiragli però sono pochi, perchè come spiegano i sindacati «abbiamo una gamma di ammortizzatori sociali che tutelano meno rispetto al passato. Poi, dipende anche dalla disponibilità dell’azienda». A Piacenza dopo gli incontri degli ultimi giorni, aspettano una comunicazione ufficiale, mentre il liquidatore sarà un professionista genovese, Stefano Dagnino. Bighi pensa che comunque l’azienda, che è in sofferenza da anni, possa essere rilanciata: «Guardi che il prodotto che fa Sima&Tectubi ha ancora mercato: sono impianti indispensabili per l’estrazione del petrolio e del gas». Per questo il sindacato attacca ancora: «Non vorrei fare polemiche inutili, ma la proprietà non ha fatto niente per evitare questa fine – spiega ancora Bighi – Non ha mai cercato altri mercati…A voler essere cattivi, la famiglia Malacalza si è preoccupata molto di più degli affari bancari, cosa legittima, lasciando però morire la Sima&Tectubi» dice il sindacalistariferendosi agli investimenti dei Malcalza in Carige. 
Gli operai ieri erano sul piede di guerra: il ricordo della fine della Omba di Vicenza, altra azienda del gruppo Malacalza con oltre 100 dipendenti rimasti senza lavoro, è ancora fresco. La riorganizzazione Il resto della gruppo industriale di Malacalza si riorganizza. Dall’inizio di novembre infatti Asg Superconductors è stata articolata in tre unità operative: Magnets & systems unit, Columbus MgB2 wire unit e Paramed Mri unit. È la conseguenza della «fusione per incorporazione delle società interamente controllate Columbus Superconductors e Paramed» scrive il gruppo sul sito internet dell’azienda. «Questo impegno migliorerà anche i nostri sforzi nello sviluppo e nella commercializzazione del cavo in diboruro di magnesio e i sistemi per il settore Mri, energia, med-tech e industria».

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