L’omicidio di Jamal Kashoggi: petrolio, sanzioni e la classe dirigente anti-Trump

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Jamal Kashoggi, che è scomparso dall’ambasciata saudita due settimane fa, è (oppure era) un giornalista ed autore saudita. Suo nonno (di origine turca) sposò una donna saudita e prestò servizio come medico personale del re Abdulaziz Al Saud, il fondatore del regno dell’Arabia Saudita. È il nipote del compianto commerciante di armi saudita Adnan Khashoggi, noto per la sua parte nello scandalo Iran-Contra, mentre suo cugino era Dodi Al Fayed, l’amante della principessa Diana quando i due furono probabilmente assassinati in un deliberato incidente d’auto in un tunnel di Parigi nel 1997.

Khashoggi era un membro della Fratellanza Musulmana, un’organizzazione che ha elogiato nelle sue recenti colonne sul Washington Post, insieme ai “ribelli moderati” in Siria. I Fratelli Musulmani esistono per liberare il mondo musulmano dall’influenza occidentale, e i suoi aderenti aspirano ad instillare il Corano [in italiano] e la Sunna [in italiano] come “unico punto di riferimento per ordinare la vita della famiglia musulmana, dell’individuo, della comunità e dello Stato”. L’unica differenza tra i membri della Fratellanza Musulmana e i wahabiti islamici radicali è che il primo è disposto ad accettare una qualche forma di democrazia nel loro sistema politico.

Durante la fine degli anni ’80 e ’90, Khashoggi era impiegato dai servizi segreti sauditi (e presumibilmente dalle forze statunitensi) in Afghanistan. Si sostiene [in inglese] che sia stato consigliere dell’ex capo del controspionaggio saudita, il principe Turki Al Faisal, che si dimise da quella posizione solo dieci giorni prima degli attacchi dell’11 settembre. Khashoggi fece amicizia con Osama bin Laden in Afghanistan e Sudan, e sostenne la sua jihad [in italiano] contro i sovietici nei suoi articoli di giornale. Ha intervistato diverse volte bin Laden e si è incontrato con lui a Tora Bora e nel Sudan nel 1995. Khashoggi era, quindi, l’unico saudita non di sangue reale (non appartenente alla famiglia reale saudita) che conosceva i rapporti intimi dei reali con al-Qaeda nel periodo che precedette gli attacchi terroristici dell’11/9/2001. Ma nessuno dovrebbe pensare che Khashoggi fosse un semplice giornalista disinteressato. Qui sotto c’è una foto di lui (in alto a sinistra con un RPG a spalla) con i Mujaheddin [in italiano] afghani, in un articolo di giornale scritto da lui stesso.

Nel marzo 2003, Khashoggi divenne il redattore capo del quotidiano saudita Al Watan. Meno di due mesi dopo, tuttavia, fu licenziato dal ministero saudita dell’informazione perché aveva permesso ad un giornalista di criticare lo studioso islamico Ibn Taymiyya, considerato il padre fondatore del Wahhabismo  [in italiano]. Due anni dopo, quando il suo ex mentore, il principe Turki, fu nominato Ambasciatore saudita negli Stati Uniti nel 2005, Khashoggi divenne il suo addetto stampa.

Nell’aprile 2007, Khashoggi ha ricominciato a lavorare come redattore capo di Al Watan. Ma nel maggio 2010 si è presumibilmente dimesso “per concentrarsi sui suoi progetti personali”, anche se ci furono speculazioni sull’essere stato costretto a dimettersi a causa del malcontento del governo saudita per gli articoli di critica alle pesanti leggi islamiche del Regno, pubblicati nel giornale.

Dopo il 2010, Khashoggi mantenne legami con le élite saudite, incluse quelle nel suo apparato di spionaggio. Nel 2015 ha lanciato il canale di notizie satellitari Al-Arab, con sede in Bahrain, al di fuori dell’Arabia Saudita, in quanto il paese non consente ai canali di informazione indipendenti di operare all’interno dei propri confini. Il canale di notizie è stato sostenuto dal miliardario saudita Alwaleed bin Talal e in collaborazione con il canale di notizie finanziarie statunitensi Bloomberg Television. Ma il canale rimase in trasmissione per meno di 11 ore prima che fosse chiuso dal Bahrain. Khashoggi è stato anche un commentatore politico per i canali sauditi e internazionali, tra cui MBC della Corea del Sud, BBC, Al Jazeera e Dubai TV.

Nel dicembre 2016, un rapporto del Middle East Eye disse che Khashoggi era stato interdetto dalle autorità saudite dal pubblicare articoli o apparire in televisione “per aver criticato il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump”.

Nel settembre 2017, Khashoggi è fuggito dall’Arabia Saudita dopo che il governo saudita lo ha bandito da Twitter, dove aveva circa 2 milioni di seguaci. Si è trasferito negli Stati Uniti dove ha iniziato a scrivere per il giornale di riferimento della CIA, The Washington Post. Da allora, ha scritto articoli che hanno duramente criticato il governo saudita e il principe ereditario, Mohammad bin Salman, e il re Saudita Salman. Si è inoltre opposto all’intervento guidato dall’Arabia Saudita nello Yemen e, all’inizio di quest’anno, ha fondato [in inglese] un nuovo partito politico chiamato Democracy for the Arab World Now (DAWN), che è stato visto dal principe ereditario Mohammed come una minaccia al suo governo:

Jamal Khashoggi, prolifico scrittore e commentatore, stava lavorando tranquillamente con intellettuali, riformisti e islamisti per lanciare un gruppo chiamato Democracy for the Arab World Now. Voleva creare un’organizzazione di sorveglianza mediatica per tenere traccia della libertà di stampa.

Aveva anche in programma di lanciare un sito web, incentrato sull’economia, per tradurre in arabo i rapporti internazionali, per diffondere realtà inquietanti a una popolazione spesso affamata di notizie reali, non di propaganda.

Parte dell’approccio di Khashoggi consisteva nell’includere gli islamisti politici in ciò che considerava come costruzione della democrazia.

Khashoggi aveva attivato il suo gruppo di difesa della democrazia, DAWN, a gennaio in Delaware, ha detto Khaled Saffuri, un altro amico. Il progetto avrebbe dovuto raggiungere i giornalisti e fare pressioni per il cambiamento, rappresentando sia gli islamisti che i liberali, ha detto un altro amico, Azzam Tamimi, un importante attivista palestinese-britannico e presentatore televisivo.

Le mosse di Khashoggi in questa direzione, senza dubbio con l’aiuto di settori del controspionaggio e di altre “entità interessate” negli Stati Uniti, è stata una preoccupazione comprensibile per MBS e i suoi amici. La “promozione della democrazia” è, dopo tutto, il modo col quale gli occidentali (in particolare, la CIA) organizzano i dissidenti per rovesciare i regimi stranieri.

Il 2 ottobre 2018, Khashoggi è stato visto entrare dalla porta principale del consolato saudita di Istanbul per ottenere un certificato attestante il suo divorzio. Questo documento gli avrebbe permesso di sposare la sua fidanzata, Hatice Cengiz, cittadina turca, che stava aspettando fuori. Alle 16:00, Khashoggi non era ancora ricomparso, nonostante il fatto che l’orario di chiusura dell’ufficio del consolato fosse limitato alle 15:30. La sua fidanzata ha denunciato la sua scomparsa alla chiusura del consolato. Mentre il governo saudita sosteneva che avesse lasciato il consolato attraverso un ingresso sul retro, le autorità turche hanno affermato che le telecamere a circuito chiuso dimostrano il contrario.

La polizia turca ritiene che Khashoggi sia stato torturato e ucciso all’interno del Consolato saudita di Istanbul da una squadra di 15 componenti arrivata appositamente dall’Arabia Saudita per tale operazione. Una fonte anonima della polizia ha sostenuto che il cadavere è stato tagliato a pezzi e tranquillamente portato fuori dal consolato, e che tutto questo è stato “filmato per dimostrare che la missione è stata portata a termine ed il nastro è stato portato fuori dalla Turchia”.

Le autorità turche hanno rilasciato quello che sostengono sia il video della squadra saudita di assassini che ha ucciso Khashoggi

I funzionari dei servizi segreti statunitensi hanno recentemente comunicato [in inglese] al Washington Post (coincidenza..) di aver ricevuto queste registrazioni video e audio dell’omicidio all’interno del consolato di Istanbul. Le registrazioni catturerebbero i momenti precedenti e durante quella che hanno descritto come la morte violenta del signor Khashoggi.

Il governo saudita (come la maggior parte dei suoi alleati occidentali) ha una lunga storia di uccisioni [in inglese] (anche con la crocifissione) o di “scomparse” di persone non gradite.

Attrarre i dissidenti alle riunioni per farli “sparire” è uno stratagemma comune usato dalle autorità dell’Arabia Saudita, ha detto un principe del regno mediorientale, prima di rivelare che, solo la scorsa settimana, almeno cinque reali sono scomparsi per essersi espressi criticamente contro la scomparsa del giornalista Jamal al-Khashoggi.

Se il governo ufficiale saudita volesse sbarazzarsi di qualcuno come Khashoggi, ucciderlo in un’ambasciata saudita in Turchia sarebbe il modo più evidente, più controproducente, e quindi peggiore, per portarlo a termine. Il rapimento e la probabile scomparsa di Khashoggi è quindi improbabile che sia opera del regime saudita sotto MBS. Ci sono molti membri della “House of Saud” che possono portare rancore nei confronti di MBS e che mantengono stretti contatti con i servizi segreti occidentali. Queste stesse persone potrebbero avere facile accesso ai passaporti diplomatici utilizzati per ottenere l’ingresso all’ambasciata in Turchia, e potrebbero facilmente ordinare al personale di andarsene per poi eliminare Khashoggi, lasciando ricadere la responsabilità, naturalmente, sul governo ufficiale saudita.

A questo proposito, l’assassinio di Khashoggi richiama alla mente il modo in cui cittadini russi di alto profilo (compresi giornalisti critici nei confronti del governo russo) sono stati uccisi in territorio straniero, con la colpa, naturalmente, attribuita al governo russo, ed allo stesso Vladimir Putin (come alcuni ignoranti avrebbero voluto). L’assassinio di Khashoggi è più o meno una copia in carta carbone di questo tipo di operazione manipolativa.

Re Salman ha rilasciato oggi una dichiarazione che lascia trasparire una qualche forma di intrigo politico dietro l’evento: ha sottolineato la forza delle relazioni tra Riyadh ed Ankara e “ha sottolineato che nessuno può minare le loro relazioni”.

Ma se questo è il caso, chi ha commesso il fatto ha concluso un buon lavoro coinvolgendo MBS. Giornalisti turchi hanno pubblicato scatti fotografici del team dei presunti 15 uomini responsabili e sostenendo di averne identificati una buona parte [in inglese]:

[Il primo dell’elenco è il dottor Salah Muhammed Al-Tubaigy,a capo della Medicina Legale del Dipartimento Generale della Sicurezza saudita, come riporta qui @Qattoubi]

 

Su Twitter, @ragiopsoylu riporta [in inglese] che:

Un funzionario turco ha confermato al New York Times che i 15 visitatori erano membri del governo saudita o del loro servizi segreti. Uno di essi è un esperto di autopsie, forse là per aiutare a smembrare il corpo.

“Sembra di essere in ‘Pulp Fiction’, ha dichiarato il funzionario.

Secondo il Washington Post “Prima della sparizione di Khashoggi, il controspionaggio statunitense aveva intercettato delle comunicazioni fra funzionari sauditi riguardo al piano per catturarlo, lo riporta una persona a conoscenza dei fatti”.

Secondo questo account Twitter [@Qattoubi], “Dei 15 nomi @Sabah pubblicati, finora sembra che ci siano 2 ufficiali medici, 2 ufficiali dei servizi segreti, 2 piloti e che dei 15 almeno 8 sono guardie reali, 6 dei quali provenienti dall’ufficio di MBS e dai suoi circoli più vicini”. I media sauditi a quanto pare [in inglese] insistono che erano tutti solamente dei turisti.

Quindi, o MBS è veramente pazzo da mandare membri della sua stessa cricca a compiere essenzialmente un assassinio pubblico ricevendo tutta la peggior stampa che ovviamente ne consegue, o qualcuno è riuscito ad usare svariate persone a lui vicine per coinvolgerlo.

Per quanto riguarda Trump, il macabro omicidio di altissimo profilo arriva in un pessimo momento. Trump e i repubblicani americani stanno (presumibilmente) affrontando una dura lotta per le elezioni di medio termine del mese prossimo, un giorno dopo l’inizio delle sanzioni petrolifere contro l’Iran del 4 di novembre. Al fine di evitare una crisi petrolifera e un massiccio aumento dei prezzi del petrolio, Trump ha bisogno che i sauditi aumentino gradualmente la loro produzione di petrolio e mantengano ragionevoli i prezzi della benzina, in modo da non urtare l’automobilista americano mentre guida verso i seggi elettorali – almeno questa è la teoria offerta  [in inglese] da Jim Krane, ex compagno di geopolitica energetica al Baker Institute della Rice University. Naturalmente, l’aumento del prezzo del petrolio non significa solo prezzi più alti alla pompa, ma anche costi di produzione più elevati per i produttori statunitensi, aumento dell’inflazione e riduzione della crescita economica.

Ai sensi del Magnitsky Act statunitense, gli Stati Uniti dovrebbero imporre sanzioni contro qualsiasi paese coinvolto in esecuzioni extragiudiziali (lo so, “cencio parla male di straccio!”). Nei giorni scorsi, i principali più importanti senatori della Commissione per le Relazioni Esterne hanno chiesto a Trump di imporre sanzioni contro chiunque sia ritenuto responsabile del destino di Khashoggi. Nel caso dell’Arabia Saudita, la scelta ovvia sarebbe stata quella di imporre sanzioni petrolifere, a cui i Sauditi non avrebbero reagito bene – hanno infatti minacciato [in inglese] di rispondere alle sanzioni con prezzi del petrolio che potrebbero raggiungere i “100 dollari, o 200 dollari, o addirittura il doppio di questa cifra”, e con la vendita dei barili in valute diverse dal dollaro USA, e “oltre 30” altre risposte da attuare “direttamente, senza battere ciglio”. Già, i sauditi sanno fare spacconate [in inglese] tanto bene quanto Trump.

Questo potrebbe forse compromettere il piano di Trump per l’aiuto Saudita nell’imporre con successo un embargo sul petrolio iraniano, e metterebbe in ghiaccio le sue (e quelle di Jared Kushner) buone relazioni con MBS, per non parlare di tutti quei miliardi di dollari per le vendite di armi. È una ragione sufficiente perché i nemici di Trump annidati nello “Stato Profondo” svolgano un ruolo (anche solo attraverso i loro contatti in Arabia Saudita) per organizzare l’omicidio pubblico di Khashoggi? O per “peggiorare” il rapporto tra Trump e MBS e dargli un grosso problema mediorientale? Lo “Stato Profondo” americano è al punto di “cambiare regime” del loro alleato mediorientale [in inglese] all’opinione sull’assassinio di Khashoggi di John Brennan, furioso anti-Trump, la risposta sembra essere “sì”.

Sono sicuro che le agenzie di controspionaggio statunitensi hanno la capacità di determinare, con un alto grado di certezza, cosa è successo a Khashoggi. Se viene trovato morto per mano del governo saudita, la sua morte non può rimanere senza risposta da parte dell’amministrazione Trump, del Congresso o della comunità internazionale. Idealmente, Re Salman dovrebbe agire immediatamente contro i responsabili, ma se non ha la volontà o la capacità, gli Stati Uniti dovrebbero agire. Ciò includerebbe sanzioni immediate su tutti i sauditi coinvolti; un congelamento delle vendite militari statunitensi in Arabia Saudita; la sospensione di tutta la cooperazione di routine con i servizi di sicurezza sauditi; e una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sponsorizzata dagli Stati Uniti che condanna l’omicidio.

Ma mentre MBS può essere pure di fronte ad una sfida diretta al suo governo, è sicuro di non essere completamente privo di amici [in inglese]:

Khashoggi e la questione ebraica

Eran Lerman, vice presidente dell’Istituto di Studi Strategici di Gerusalemme ed ex vice capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ha detto: “Non è certamente nel nostro interesse vedere diminuire lo status del governo saudita a Washington”.

Lerman immagina uno scenario in cui organizzazioni politiche ebraiche a Washington – come l’American Jewish Committee, per il quale ha lavorato una volta come capo del suo ufficio israeliano – possano effettivamente andare al Campidoglio, come hanno fatto in passato, e discretamente fare lobbing per i sauditi, cosa che paradossalmente potrebbe avvicinare ancora di più i due Paesi.

Qualunque sia la verità su chi ha ucciso Jamal Khashoggi, la sua morte e il contesto in cui è successo non lascia dubbi sul fatto che mancano molti pezzi del puzzle, e si scopre troppo tardi che era solo un’altra pedina nel gioco molto più grande e sempre più sporco della geopolitica globale.

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Articolo di Joe Quinn pubblicato su Joe Quinn.net il 15 ottobre 2018
Traduzione in italiano di Pappagone per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

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