A 20 anni dalla morte l’omaggio al cardinal Casaroli “Passerà alla storia”

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“Ricordare il cardinale Agostino Casaroli a 20 anni dalla sua dipartita da questa terra è ricordare un grande uomo di Dio, che fu anche un instancabile difensore dei diritti umani, delle libertà fondamentali e della libertà di religione, oltre che intelligente artefice di pace e sapiente servitore della libertà della Chiesa”.

In questo passo introduttivo del suo intervento, il cardinale Giovanni Battista Re ha stigmatizzato l’essenza delle capacità e dell’opera di Casaroli, al servizio della Santa Sede per quasi tutto il secondo dopoguerra. Il porporato, questa mattina 10 novembre, ha tratteggiato la figura e le peculiarità del cardinale nato nel 1914 a Castel San Giovanni.

Dopo la formazione al Collegio Alberoni aveva proseguito gli studi a Roma ed era entrato nella diplomazia vaticana seguendo le orme di altri porporati piacentini; elevato alla porpora cardinalizia nel giugno 1979 da papa Giovanni Paolo II, di seguito segretario di stato della Città del Vaticano per i dieci anni successivi, fino alla “pensione”, coincisa con la caduta del muro di Berlino.

Evento epocale, di cui molti politologi e studiosi avevano attribuito in parte la paternità proprio a “monsignor lima“, come era definito Casaroli per il paziente lavoro condotto in sordina, le sue capacità persuasive verso i governi d’oltre cortina riuscendo a conquistare piccole, ma significative, concessioni ai fini della libertà religiosa e non solo e creando un clima di distensione.

“La solida educazione, ricevuta qui a Piacenza – in particolare al Collegio Alberoni ndr – e completata a Roma, aveva arricchito le sue non comuni doti naturali di perspicacia, di saggezza e di equilibrio”, ha rimarcato l’ospite su cui era incentrato il convegno promosso dalla Banca di Piacenza, rappresentata dal presidente del Comitato esecutivo dell’istituto di credito Corrado Sforza Fogliani che ha introdotto e coordinato gli interventi e dal Comune di Castel San Giovanni per cui è intervenuta la sindaca Lucia Fontana.

“Nel suo comportamento il Card. Casaroli appariva persona semplice, ma possedeva una rara finezza e una ricchezza di idee, che si univano ad una intelligenza acuta, per cui nei colloqui aveva una straordinaria capacità di riuscire ad aprire uno spiraglio che andava al cuore delle persone.

Casaroli e i diritti umani, uomo di pace e la Ostpolitik, proprio questo è stato il lavoro imponente del porporato piacentino riconosciutogli da tutto il mondo.

“L’ispiratore che dette inizio all’Ostpolitik della Santa Sede fu papa Roncalli – ha ricordato il card. Re -, nella sua attenzione ai segni dei tempi, ma il principale tessitore di essa fu Agostino Casaroli, tanto che ne impersonò la fattiva attuazione dall’inizio alla fine”.

Dal primo accordo siglato con l’Ungheria nel 1964, che prevedeva l’avvio di trattative sui temi delle libertà religiose, negli anni successivi seguirono la liberazione dell’arcivescovo di Praga Mons. Beran, trovò una soluzione al caso del card. Mindszenty per molti anni prigioniero, portò “a casa” protocolli di intesa con la Jugoslavia di Tito.

Ma la sua opera non riguardava esclusivamente le ragioni dei cristiani: “Nel 1971, dopo un lungo lavorìo diplomatico, Casaroli si recò a Mosca per depositare lo strumento di adesione della Santa Sede al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari. Nel 1988 ritornò in Unione Sovietica per le celebrazioni del millenario della Russia e in tale occasione incontrò Gorbaciov”.

Il ricordo di Agostino Casaroli con il cardinale Re

L’Ungheria, uno dei Paesi “duri” del blocco sovietico, nel 1975 aveva sostenuto la partecipazione della Santa Sede alla conferenza mondiale sulla sicurezza di Helsinki. Alcuni prelati della curia romana non erano d’accordo, “Casaroli era invece favorevole, Paolo VI ascoltò gli uni e gli altri poi decise per l’adesione inviando mons. Casaroli affiancato da mons. Silvestrini” ha rievocato il porporato spiegando che “nel sorteggio toccò a Casaroli il discorso di apertura della conferenza e anche quello di chiusura e la delegazione della Santa Sede riuscì a far inserire nell’Atto finale il principio della libertà di religione e di agire secondo i dettami della coscienza.

Un articolo innovativo che ebbe conseguenze negli anni seguenti, creando un’atmosfera che favorì il tramonto dell’URSS e la caduta del muro di Berlino”.

Il cardinale Re ha concluso il suo intervento attribuendo grandezza al card. Casaroli “non solo per il grande servizio reso alla Chiesa, ma anche per il molto che egli ha fatto a favore delle grandi cause dell’umanità, per tutto questo rimarrà nella storia”.

Sono seguiti gli interventi del professor Luigi Marco Bassani, ordinario di Storia delle dottrine politiche all’Università degli studi di Milano e del dottor Giuseppe Gandini cultore di memorie storiche di Castel San Giovanni, in particolare del porporato suo concittadino.

MVG

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