Truffati banche, scudo salva-Bankitalia&Intesa in manovra: la “manina” cadrà?

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Alessio Mannino Vvox.it 8.11.18

Dall’incontro al Mef delle associazioni dei risparmiatori con Fraccaro, Bitonci e Villarosa una fumata più nera che bianca: impegni solo verbali. Nel governo qualcuno rema contro

Il «condono tombale» (cit. ex senatore Andrea Augello, FdI) che salva, ancora una volta, le indifendibili Banca d’Italia e Consob e fa un ulteriore regalone a Intesa e Ubi che si son pappate le banche popolari fallite (rispettivamente BpVi e Veneto Banca e CariChieti, Etruria e Marche), verrà tolto. E’ l’impegno preso dal governo di cui hanno riferito i rappresentanti delle associazioni dei risparmiatori azzerati dopo l’incontro di oggi a Roma al Ministero dell’Economia e Finanza col ministro dei Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro (M5S) e i due sottosegretari del Mef, il grillino Alessio Villarosa e il leghista Massimo Bitonci. Ma giustamente non si fidano, e chiedono un altro incontro con chi decide davvero, ossia i vicepremier-dioscuri Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

ancora risolto, poi, quell’altro schiaffo in faccia a chi è stato raggirato e depredato, ovvero l’obbligo di dimostrare, in sede di causa legale, il misselling, la frode da parte delle banche. Senza contare il tetto da 100 mila euro per i rimborsi stabiliti al 30%. C’è un’«apertura». Parole, dunque. Fatti, ancora, zero. Ha proprio un bel dire Bitonci che «il limite del 30% é solo un acconto, nella legge di bilancio abbiamo messo a disposizione 1,5 miliardi, fondo che potrà essere incrementato». Potrà, certo: chissà quando. E quanto. E come. Una promessa scritta sul nulla, perché nessuno può sapere se ci saranno altri quattrini disponibili. E a dire il vero neppure quanto durerà il governo Conte, in cui le fibrillazioni nella “strana coppia” legastellata sono all’ordine del giorno. Più preciso Villarosa: ieri dichiarava che in un disegno di legge collegato alla manovra, il miliardo e mezzo aumenterà a 2,5 miliardi«arrivando a un rimborso del 45%» grazie ai conti dormienti, e per gli obbligazionisti subordinati addirittura al 90 o 100%. Ma è tutto un “faremo”. Di certo e di scritto non c’è nulla.

A cominciare dall’identità della “manina” autrice del sub-comma dell’articolo 38 della legge finanziaria, per l’esattezza la lettera F comma 3, secondo cui accettare il ristoro implica, per l’ex socio cornuto e mazziato dagli istituti, la «rinuncia all’esercizio di qualsiasi diritto e pretesa». Un vero e proprio scudo giudiziario per le autorità di vigilanza, quelle Bankitalia e Consob che in sede di commissione parlamentare hanno dato vita a un vergognoso scaricabarile reciproco, e che hanno già il didietro parato grazie a inchieste di procure finte ingenue che con l’accusa di“ostacolo alla vigilanza” hanno concentrato il mirino solo sugli ex amministratori e manager (i quali, lo diciamo alla commissione banche del consiglio regionale del Veneto, non vedono magicamente scomparire le loro responsabilità se si punta il dito contro i vigilanti “distratti”: in varia e diversa misura, qui colpevoli sono tutti).

Non solo. Ma così non ci potrà rifare nemmeno su Intesa e Ubi, le nuove proprietarie delle vecchie carcasse finite in default, per provare a recuperare a processo il restante 70% dei propri risparmi andati in fumo. Siamo alle solite e strasolite: i potenti assicurati e rassicurati, i poveri cristi umiliati e beffati. Il Fatto Quotidiano di ieri dava conto della voce secondo cui la “manina” sarebbe quella del ministro Giovanni Tria. Forse lo capiremo nei prossimi giorni o settimane, di chi é la “firma” dell’infida frasetta: basterà passare ai raggi X l’esito dello stralcio o della modifica che, stando ai buoni propositi del meeting odierno, vedremo tentare dal governo. O meglio, da una parte del governo. Contro un’altra parte.

Sia come sia, si possono capire eccome i comitati che sono usciti dal vertice di oggi delusi (si rischia il «pantano» nei tribunali) e in qualche caso incazzati neri. Il veneto Andrea Arman del Comitato Don Torta, nonostante o anzi proprio per essere stato candidato alle politiche col M5S, se l’è presa a brutto muso con Villarosa, rinfacciandogli l’appoggio e i consensi del popolo dei risparmiatori. Che stanno toccando con mano, anzi nelle loro tasche, l’evidente divisione e improvvisazione dei governanti gialloverdi. Le buone intenzioni non bastano più. Ammesso che siano ancora tali.

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