Herat – Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg: “I talebani dicano ciò che vogliono, noi rimarremo qui”.

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La novità vera, per guardare con altre prospettive al futuro dell’Afghanistan, è la notizia delle ultime ore, che vede la presenza di una delegazione di talebani ai colloqui di Mosca sul futuro del Paese. Non lo è invece, il livello di comunicazione da loro utilizzato, in un Paese in cui  mancano le fogne, l’acqua potabile, l’energia elettrica e dove la linea 4G per i cellulari fa arrossire gli operatori europei di telefonia. I talebani hanno quindi annunciato la loro presenza a Mosca con una breve dichiarazione inviata via WhatsApp. Il meeting internazionale si terrà venerdì e dunque vedrà una delegazione di alto livello dell’ufficio politico dei talebani partecipare alla conferenza”, che “non punta a negoziare con una parte in particolare” ma a “trovare una soluzione pacifica al dilemma afgano e a porre fine all’occupazione americana”, hanno spiegato i talebani. A voler analizzare nel dettaglio la situazione politica afghana, occorre ricordare che lo scorso mese di ottobre i talebani hanno nominato un loro Ufficio politico composto da cinque ex detenuti della prigione di Guantanamo, scambiati nel 2014 per il soldato americano Bowe Bergdahl. Nessun imbarazzo, invece, per Mosca, che, secondo la Cancelleria europea, utilizza questa presenza per esercitare pressione sulla Nato. Altro elemento di riflessione è la presenza allo stesso tavolo dei rappresentanti del governo di Kabul. L’ufficio politico talebano a tal riguardo ha fatto sapere che la delegazione talebana ha “l’autorizzazione a poter parlare di pace”. Alla conferenza, oltre alla Russia, dovrebbero essere presenti anche i rappresentanti  provenienti dagli Usa, dall’India, dalla Cina, dal Pakistan e da cinque ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale. “Non c’è alternativa a un accordo politico nella Repubblica islamica dall’Afghanistan”, questa la posizione ufficiale di Mosca. In un contesto così definito  è volato a Kabul prima, ed Herat poi, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. “La Nato rimarrà impegnata nella sua missione in Afghanistan e sosterrà le forze di sicurezza e il governo afgano” ha detto Stoltenberg, ringraziando ed omaggiando il presidente Ashraf Ghani. Un passo in avanti importante è stato compiuto nel processo di stabilizzazione del Paese e le recenti elezioni parlamentari sono la cartina di tornasole. “Quattro milioni di persone hanno votato e un terzo erano donne. Di fronte alle minacce dei talebani, il popolo ha dimostrato la sua determinazione” ha affermato Stoltenberg, aggiungendo che “una sicurezza efficace è importante per salvaguardare la democrazia e, per la prima volta, le forze afgane hanno assunto la piena responsabilità della sicurezza durante le elezioni. Questo e’ un risultato importante” ha chiosato Stoltenberg. Alla domanda specifica sulla posizione talebana in merito all’occupazione americana dell’Afghanistan, Stoltenberg è stato lapidario: “I talebani dicano quel che vogliono, ma noi rimarremo qui ad aiutare questo paese”. Il segretario generale della Nato ha approfittato della visita ad Herat per chiarire che “circa 16mila militari provenienti da 39 diversi paesi servono nella missione Resolute Support per addestrare, consigliare e assistere le forze afgane. Stanno lavorando per migliorare la sicurezza del Paese ed impedirgli di diventare un nuovo rifugio per il terrorismo internazionale”. Parole quest’ultime che suonano come un monito per i talebani: “Il sostegno della Nato continuerà. La nostra presenza permarrà fino a quando le condizioni non indicheranno un cambiamento appropriato”. Jens Stoltenberg è arrivato ad Herat dopo l’incontro del giorno prima a Kabul con il presidente afghano Ashraf Ghani, dove è stato deciso di estendere il finanziamento alle forze afgane fino al 2024. “I talebani devono capire che continuare a lottare è inutile e controproducente: se vogliono far parte del futuro dell’Afghanistan, devono sedersi al tavolo dei negoziati”. Insomma, la comunità internazionale continuerà a sostenere Kabul che al tempo stesso dovrà garantire la realizzazione di un “processo di pace a guida afgana che sia inclusivo”. Insomma la Nato rimarrà in Afghanistan “perchè la stabilità di questo paese impedirà che diventi la piattaforma del terrorismo internazionale che minaccia l’Europa e gli Usa” ha concluso Stoltenberg che ha lanciato un messaggio chiaro anche al governo italiano che entro la fine dell’anno dovrebbe ridurre di cento unità la presenza di militari in Afghanistan. “Stiamo dialogando costantemente con il governo italiano, il suo ruolo qui è di primo piano. Stanno facendo un lavoro di grande spessore. Spero che l’Italia prosegua il suo impegno con  il maggior sforzo possibile”. Insomma un messaggio chiaro al Presidente del Consiglio Conte a mantenere gli assetti e se possibile aumentare la presenza del contingente. Anche questo tema è una priorità sul tavolo del governo italiano.

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